APOCALIPSIS CUM FIGURIS

DAL 3 AL 16 AGOSTO
DALLE 22 ALLE 24
STAZIONE ROGERS
RIVA GRUMULA 14, TRIESTE / ITALY

APOCALIPSIS CUM FIGURIS:
archrypt., la time capsule per la fine del mondo
installazione multimediale di Gianluca Croce, Mariacristina D'Oria, Valentina Rodani con performance di Samuel Iuri e Taufan der Weel

Trionfo della morte, Palermo, palazzo Abatellis, 1446 ca., anonimo

Trasformata per l’occasione in un magnifico involucro, Stazione Rogers sarà, da lunedì 3 Agosto, lo scrigno trasparente, la vetrina dell’installazione “archrypt., la time capsule come architettura per la fine del mondo” di Gianluca Croce, Mariacristina D'Oria, Valentina Rodani a cui si aggiungeranno da mercoledì 5 a venerdì 7, le performance multimediali di Samuel Iuri e Taufan der Weel, che sullo stesso tema si produrranno “acrobaticamente”, dalle 22.00 per circa 45 minuti.
Così reinventandosi in virtù del momento, Stazione Rogers rovescia la prospettiva canonica collocando l’osservatore all’esterno e a ”distanza”.

Terremoti e tsunami, ma anche fenomeni climatici estremi imputabili al riscaldamento globale, inquinamento diffuso, pandemie, crisi economiche e umanitarie, guerre, attacchi terroristici e conflitti sociali segnano un’epoca, la nostra, in cui la catastrofe appare come condizione con la quale l'umanità si interfaccia quotidianamente, determinando uno stato  emergenziale permanente. Da un lato, la relazione di causa-effetto tra le attività umane delle società moderne e le possibili catastrofi appare ovvia, ma dall'altro è possibile notare come le narrazioni intorno all'apocalisse si siano emancipate da una dimensione escatologica e, in quanto prodotto della mente umana, esse appaiono come la rappresentazione della paura della fine dell'uomo nel mondo.  Apokálupsis, “rivelazione”, significa letteralmente scoprire, svelare, rivelare. Che si tratti di rappresentare condizioni apocalittiche estreme o di produrre specifiche soluzioni emergenziali, l'architettura si è sempre confrontata con l'apocalisse, producendo un patrimonio di strategie e progetti, immaginati almeno quanto realizzati. Oltre alle considerazioni su queste, non secondaria è la questione riferita alle tracce di una civiltà, la nostra, che rischia di scomparire e dunque l’interrogativo: quali strumenti di conoscenza per gli archeologi del futuro? E di conseguenza: è possibile organizzare un repertorio di strategie, teorie e progetti affinché questo patrimonio possa costituire non solo un archivio culturale ma anche, e soprattutto, un potenziale kit operativo in grado di rispondere alle molteplici fini del mondo che si presentano? Riprendendo l’idea sviluppata negli anni quaranta da Thornwell Jacobs sulla capsula del tempo intesa come deposito della conoscenza dell’umanità, l’operazione ready-made  coniuga forme archetipiche e fortemente  simboliche  proponendo  una selezione di teorie, progetti e strumenti - organizzati secondo una scansione orizzontale scalare (dalla XS alla XL) e verticale per temi catastrofici - che hanno affrontato la relazione con contesti fortemente critici. Il tutto, proponendo la trasmissione della memoria dell’architettura attraverso un’architettura della memoria intende sottolinearne comunque la rilevanza disciplinare auspicandone la presenza anche in un futuro post-apocalittico.

Benvenuti alla fine del mondo!

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ROGERS CAMPUS
Università degli Studi di Trieste/Stazione Rogers
Campus l’Università stessa come entità giuridica, educativa e sociale, trova in Stazione Rogers una collocazione del tutto singolare, aprendo alle iniziative di studenti e docenti, alle opere, alle azioni, alle realizzazioni, ma anche e soprattutto alle idee, al loro tradursi in forma visibile.

Gianluca Croce si laurea in Architettura presso l’Università degli Studi di Trieste con il prof. Giovanni Corbellini con la tesi Surfing Crisis. Teorie e progetti per i tempi duri (2015), ricerca di orientamento teorico-critico che affronta la relazione tra le questioni disciplinari e la recente crisi economica, indagandone non solo i rapporti causa-effetto ma soprattutto i relativi ambiti ideologici e culturali. Da sempre interessato agli aspetti più controversi, contraddittori o addirittura perversi della produzione e riproduzione architettonica, è attualmente dottorando presso il Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Trieste, impegnato nello sviluppo della ricerca sul tema, apparentemente paradossale, della sottrazione architettonica, intesa non solo come conseguenza derivante da fattori esogeni (guerre, terremoti, ecc.) ma anche come esito di specifiche strategie progettuali, simulazioni formali o artifici retorici.

Mariacristina D’Oria, a partire dalla tesi di laurea Expost: il riciclo dell'evento // l'evento di riciclo (2015), focalizzata sulla definizione strategie progettuali per abitare il tempo di transizione compreso tra la chiusura di Expo Milano 2015 e il suo completo smantellamento, ha sviluppato una traiettoria nel campo professionale lavorando sugli spazi pubblici (Stradivarie Architetti Associati, 2015-2018), per entrare nel novembre 2018 nel programma di dottorato presso il Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Trieste, studiando come il progetto contemporaneo possa appropriarsi della sintassi effimera per riciclare la componente spaziale della città.

Valentina Rodani architetto, è co-fondatrice dell’associazione culturale AUT71 con cui indaga la relazione tra teoria e progetto nel fare architettura sviluppando mostre, installazioni temporanee a carattere artistico (Banned, èStoria 2013; Superficiale, In\Visible Cities 2016) e pubblicazioni (Il libro giallo, 2014). Si laurea presso l’Università degli Studi di Trieste con la tesi Vivere negli aeroporti, successivamente premiata e pubblicata (con S. Iuri, Mimesis, 2018). Attualmente è dottorando di ricerca in composizione architettonica presso il Dottorato in Ingegneria e Architettura dell’Università degli Studi di Trieste.

Samuel Iuri è architetto e dottorando in Composizione architettonica all'Università di Trieste. Dal 2015 è attivo sperimentatore, con il progetto Aetherotopies, della costruzione di spazi ibridi e dei linguaggi delle arti multimediali. Il suo lavoro all'intersezione dei media è stato ospitato in eventi locali ed internazionali, ed è al centro della sua attività accademica.

Taufan ter Weel (NL) - architetto, artista e ricercatore con un approccio interdisciplinare all'intersezione di pratica sonora, architettura e ricerca socio-spaziale, è professore ospite (dal 2015) e ricercatore (dal 2019) presso la cattedra di teoria della Facoltà di Architettura della TU Delft, dove ha anche conseguito il master in architettura con menzione d'onore nel 2009. Attualmente sta sviluppando la sua ricerca di dottorato in architettura all’interno del programma internazionale Villard d’Honnecourt. Suona musica elettronica dal vivo dal 2001 e ha seguito il programma di un anno dell'Institute of Sonology (2011-2012) presso il Royal Conservatoire The Hague.