cafeteria

La piccola e raffinata cafeteria di Stazione Rogers offre ai visitatori un piacevole punto di ristoro.Per contribuire alla diffusione della cultura del cibo e del buon vivo, Stazione Rogers propone una selezione dei migliori prodotti tipici del territorio carsico e della provincia.Oltre alla ricca carta dei vini locali, è possibile scegliere tra un’ampia offerta di cocktail, bevande analcoliche, frullati, originali sandwich e toast e una ricca varietà di prodotti di caffetteria.La cafeteria inoltre organizza, su richiesta, anche aperitivi, brindisi e rinfreschi per eventi particolari che possono essere ospitati negli spazi della stazione, suggerendo originali proposte di assaggi e finger food.
 
I VINI DI STAZIONE ROGERSI vini che Stazione Rogers propone provengono soprattutto dalla zona vinicola del Carso che comprende la provincia di Trieste e il Carso goriziano, terra arida e difficile. Le uve pregiate, raccolte sui filari esposti al sole, danno vini dalla spiccata personalità.
Attualmente la denominazione di origine controllata è riservata alla Vitovska ed al Terrano nella sola provincia di Trieste. La Vitovska può essere considerata una varietà autoctona. Vitigno antico, rustico, capace di sopportare, frustato dalla Bora, i freddi inverni e la siccità della stagione estiva, è stato recuperato grazie al lavoro di alcuni coraggiosi produttori. Produce un vino che incuriosisce, moderno nella sua eleganza, moderatamente alcolico e con un lieve sentore di mandorla, adatto ad essere consumato anche fuori pasto.Il Terrano ha un colore rosso rubino intenso e carico, con riflessi violacei, con profumo ricco di frutti di bosco, dal sapore prevalentemente acido con un corpo piuttosto vigoroso.
Le aziende vinicole che Stazione Rogers consiglia ai suoi visitatori sono: Bajta Sales, Ferluga, Kante, Kocjancic, Milich, Skerk, Vodopivec, Zidarich.
 
LA CULTURA DELL'OLIOL’olivicoltura della provincia di Trieste affonda le sue radici nel lontano periodo preromano quando gli antichi Fenici, nell’intento di propagare i propri commerci in aree sempre più vaste, circumnavigarono l’Adriatico, disseminando le sue coste con piante di ulivo.I Romani accortisi della naturale predisposizione delle terre e del clima dei terreni aggrappati ai dirupi carsici e della penisola istriana, iniziarono ad ampliare la coltivazione fino a rendere l’olivicoltura una coltura redditizia. Già a quell’epoca ogni podere in Istria possedeva un proprio torchio e la spremitura procedeva con la raccolta.Nei secoli successivi esistono significative testimonianze negli antichi documenti che collocano l’olivicoltura fra le principali risorse dell’agricoltura locale. Nell’ Ottocento e Novecento l’olivicoltura triestina non ebbe grandi impennate, si perse anche molto del sapere sulle tecniche di coltivazione. Nonostante ciò i terrazzamenti della Costiera e dei dintorni di Trieste esemplarmente coltivati a vite e ulivo testimoniavano che la coltivazione dell’albero di Minerva restava comunque una coltura di grande interesse.La storia recente dell’olivicoltura triestina inizia nel modo più tragico possibile: con la gelata del 1929 che ridusse la coltivazione quasi a zero. Nei decenni che seguirono l’olivicoltura in provincia di Trieste sopravvisse grazie alla tenace affezione all’albero di ulivo e alla incondizionata passione di poche decine di contadini locali.La caparbietà degli agricoltori, in particolar modo di quelli di Muggia e S.Dorligo-Dolina, vinse anche le successive avversità della natura e sin dalla fine degli anni ’50, ma ancor più percettibilmente dagli anni ’70 in poi cominciò un crescente risveglio che è tuttora in effervescente espansione. Con l’aumento della produzione la Cooperativa agricola-Kmetijska zadruga di Trieste avviò nel 1977 un piccolo frantoio, ampliato e potenziato nel 1985 presso la sede della Cooperativa a Domjo, al quale si affiancò nel 1996 quello della ditta Parovel di Caresana-Mačkolje.La legge regionale n. 79/81, che favorì la rivitalizzazione delle colture mediterranee, diede tramite l’ERSA un forte impulso per una nuova primavera dell’olivicoltura triestina. Questo nuovo entusiasmo ha coinvolto numerosi giovani olivicoltori - di S.Dorligo-Dolina prima e di altri comuni della provincia in seguito - e ha innescato una intensa collaborazione tra vari enti ed istituzioni quali la Camera di Commercio di Trieste, l' Ispettorato provinciale dell'Agricoltura di Trieste, l'Amministrazione della Provincia di Trieste, Il Comune di San Dorligo della Valle - Občina Dolina, la Cooperativa agricola - Kmetijska zadruga di Trieste, la Kmečka zveza - Associazione agricoltori di Trieste, la Federazione Coltivatori diretti di Trieste, il Comitato promotore delle Giornate dell'Agricoltura, Pesca e Forestazione, l' O.L.E.A. (Organizzazione laboratorio esperti e assaggiatori) di Pesaro, l' Associazione nazionale »Città dell'Olio« di Siena e naturalmente il Comitato per la vallorizzazione dell'olio extravergine di oliva della Provincia di Trieste che ha promosso e ottenuto dall' Uninone Europea il riconoscimento della DOP «Tergeste«.La superficie coltivata nella provincia di Trieste ammonta a circa 150 ettari di cui 100 nel solo Comune di S.Dorligo - Dolina. La produzione, nelle annate di carica, si aggira sui 7000 q di olive ed è destinata a crescere in breve, in quanto molti giovani oliveti, messi a dimora dal 2000 in poi, stanno per entrare in produzione.L'ulivo simbolo della provincia di Trieste è rappresentato dalla bianchera-belica (pron.: belìza), una varietà autoctona sviluppatasi secoli orsono a Dolina (S.Dorligo) e Bagnoli e diffusasi poi in Istria e recentemente nel Friuli Venezia Giulia. La pianta è caratterizzata da una elevata vigoria con crescita assurgente e sopporta bene i venti marini, il freddo, i terreni calcarei e le energiche potature.
L'olio ricavato dalla bianchera-belica  è particolarmente pregiato e molto apprezzato per le sue caratteristiche olfattive e gustative. L'olio è di una freschezza unica, al gusto è molto amaro e piccante, qualità queste di grande pregio, e si nota subito un fruttato che va da leggero a medio. I sentori collaterali possono richiamare il più delle volte il gusto e il profumo di carciofo, di mandorla amara, di erba appena tagliata. In cucina si accompagna bene al pesce, e alle diverse specialità di carne ai ferri o allo spiedo. Altri abbinamenti sono consigliati con le minestre di legumi, i risotti, la polenta, i soffritti e i bolliti misti.